SCRITTI DI DIRITTO ED ECONOMIA AZIENDALE

PRIMA PARTE

PER UN APPROCCIO ALLA NOZIONE D’IMPRESA E IMPRENDITORE E AI MODELLI DI AZIENDA

di Pietro Fulciniti

 

Sommario: Premessa – 1 Qualche utile divagazione – 2 L’impresa, l’imprenditore, l’azienda – 3 I modelli organizzativi dell’impresa.

Premessa

Il titolare di questo Studio, per meglio intrattenere rapporti con le aziende che si rivolgono ai professionisti ad esso associati, desidera iniziare la pubblicazione di una serie di scritti che possano riassumere il pensiero di giuristi ed economisti in materia di amministrazione, gestione, organizzazione e programmazione aziendale. Spero che l’intento venga accolto con favore da parte di quegli imprenditori che vogliono conoscere più affondo l’oggetto della ricerca da parte degli studiosi, che si appalesa sempre più dinamica in un contesto di globalizzazione della produzione e dello scambio.

1 Qualche utile divagazione – Non so quanto sia esatto affermare che imprenditori si nasce. Forse sarebbe più esatto dire che imprenditori si nasceva, quando il «mestiere» si tramandava da padre in figlio; quando l’imprenditore di un secolo fa – fatte salve le eccezioni di colui che organizzava la grande industria – era un soggetto diverso, il più delle volte un artigiano, un commerciante, un agricoltore coltivatore diretto. Si narra che a un imprenditore (che poi divenne un grande editore) bastasse una scatola di fiammiferi per registrare le quotidiane entrate e uscite della sua piccola azienda di tipografo. Imprenditori si può nascere anche oggi quando si ha una particolare e naturale propensione per gli affari; certamente lo si diventa attraverso un percorso formativo che conferisce alla persona fisica quella indefettibile professionalità. A questo punto sorge spontanea la domanda: esiste una scuola per diventare imprenditori? La risposta, a mio avviso, non può che essere negativa: le scuole possono formare i dirigenti d’azienda, i consulenti aziendali, chiamati a coadiuvarne il quotidiano lavoro; ma difficilmente esse insegnano il «mestiere» d’imprenditore al giovane che ha frequentato un corso di laurea o un master universitario.

2 L’impresa, l’imprenditore, l’azienda – Sul piano definitorio le norme codicistiche non trattano dell’impresa (per opportuni approfondimenti si rinvia a Le teorie dell’impresa, in Trattato di dirittocommerciale e di diritto pubblico dell’economia, II, Padova, 1978), ma dell’imprenditore (sul punto vedi, Il concetto di imprenditore e di imprenditore commerciale, ivi); tuttavia all’impresa fa riferimento l’art. 2555 c. c. dopo averci dato la nozione di azienda («complesso dei beni  organizzati dall’imprenditore per l’esercizio dell’impresa»). Per il nostro codice civile (art. 2082), è imprenditore colui il quale esercita, con carattere professionale, un’attività economica organizzata in funzione della produzione o dello scambio di beni o servizi. Stante la centralità della norma, che offre la nozione generale di imprenditore, la cui attività economica viene espletata essenzialmente nei settori commerciale (che si caratterizza per la produzione o commercio di beni industriali) eagricolo (la cui attività è diretta alla coltivazione dei fondi e/o all’allevamento del bestiame), dobbiamo approfondirne i contenuti per risalire ai requisiti richiesti dalla legge al soggetto titolare dell’impresa.

- l’attività economica. E’ l’iniziativa intrapresa dall’uomo in regime di liberta, secondo il principio racchiuso nell’art. 41 della costituzione che ne traccia anche i limiti. Essa consiste nell’espletamento di atti giuridici o affari negoziali coordinati fra di loro il cui fine è la creazione di ricchezza attraverso, appunto, la produzione o lo scambio di beni o servizi atti a soddisfare bisogni altrui (colui che cura l’«orticello» del proprio giardino o cede una propria cosa dietro pagamento del prezzo, non è imprenditore). Il requisito dell’economicità dell’attività imprenditoriale, nel suo significato giuridico, non si allontana da quello da esso assunto nelle scienze economiche e aziendali, nelle quali – secondo la Loffredo - «esprime la capacità dell’organizzazione di soddisfare i vincoli dai quali dipendono le condizioni della sua esistenza durevole ed evolutiva» (vedi la voceImprenditore in Diritto - Enciclopedia giuridica, vol. 7, Milano 2007).

l’organizzazione. Non esiste alcuna attività imprenditoriale senza che essa impieghi capitali o patrimonio (denaro, beni strumentali quali sono i macchinari, le materie prime, le merci, i locali dove si svolge l’attività d’impresa) e lavoro (quantomeno proprio), definiti, tutti insieme, fattori produttivi i quali necessitano di coordinamento. Tale attività assume i caratteri economici allorquando i ricavi coprono almo i costi consentendone l’autosufficienza economica, senza ricorre all’indebitamento. Ne discende che il profitto non è sempre un elemento caratterizzante l’attività d’impresa. In una visione allargata, frutto del progresso tecnologico esteso anche all’attività imprenditoriale e alle sue forme di organizzazione, che ha portato - secondo il Bocchini (vedi,Introduzione al diritto commerciale delle  new economy, Padova, 2001) - alla «virtualizzazione» dei suoi profili in alcuni ambiti tradizionali, innovandoli dal punto di vista della gestione dei servizi (assicurazioni, banche, commercio elettronico, ecc.).

la professionalità. Questo terzo elemento è essenziale nell’esercizio dell’attività imprenditoriale. L’imprenditore – persona fisica o giuridica (associazione, società, consorzio o altre forme di organizzazione) – deve con «abitualità» e «continuità» svolgere la propria attività, senza che ciò possa avvenire in via esclusiva (s’immagini il titolare di un’impresa editoriale che svolge contemporaneamente la professione di giornalista) e con carattere di unicità (l’imprenditore agricolo può esercitare anche l’attività commerciale). La professionalità non viene meno – secondo un orientamento giurisprudenziale (Cass., 29 agosto 1997, n. 8193; ib. 10 maggio 1996, n. 4407) –nell’ipotesi in cui l’imprenditore ponga in essere un solo affare, purché l’operazione sia economicamente rilevante. Concettualmente poi non si esclude che l’attività possa essere interrotta, se la peculiarità dell’attività lo richiede (ne sono esempi la gestione di un stabilimento balneare, di un albergo stagionale aperto soltanto d’estate).

Tracciato il profilo giuridico ed economico dell’imprenditore, e accennato alla nozione di azienda che nella sua complessità si pone come lo strumento necessario attraverso il quale lo stesso imprenditore esercita l’impresa, possiamo concludere dicendo che si è in presenza di un «soggetto» incarnato dall’imprenditore, un «oggetto» rappresentato dall’azienda, un’«attività» esplicata attraverso l’impresa.

3 – I modelli organizzativi dell’impresa – Il modello organizzativo che viene adottato dall’imprenditore per la sua impresa non è avulso da alcuni elementi che la caratterizzano e che attengono alla sua dimensione, agli obiettivi da raggiungere, al mercato in cui opera. Da ciò si può dedurre che, sotto il profilo strutturale, i «modelli organizzativi» (amplius in Bonazzi), sono variabili e coerenti con le diverse situazioni.

La struttura elementare o semplice. Abbiamo avuto modo di scrivere, su questo sito, delle PMI, la cui presenza nel sistema produttivo e distributivo italiano ed europeo costituisce la spina dorsale dell’economia ([1]). La struttura che ci occupa ha come base il principio che investe sia la suddivisione del lavoro sia la specializzazione, e si caratterizza per la semplicità dell’organizzazione gerarchica composta da un direzione che fa capo all’imprenditore, la cui funzione è di coordinamento e controllo con accentrato potere decisionale; da un Ufficio in cui operano uno o due impiegati, e da non più di due Reparti che organizzano il lavoro di pochi operai. Lo schema organizzativo quindi ha la peculiarità di essere di piccole dimensioni, con bassa complessità e un  minimo grado di formalità.

La struttura funzionale. Se il modello organizzativo sopra descritto si addice essenzialmente (ma non esclusivamente) alle piccole imprese, la struttura di cui ci accingiamo a parlare è invece più idonea a soddisfare le esigenze delle medie imprese. La maggiore complessità dell’assetto organizzativo è evidenziata dalla presenza di una «direzione», posta al vertice aziendale e da cui dipendono aree omogenee per ambito di attività: «amministrazione e controllo», «acquisti» «produzione», «vendite», cui può aggiungersi, nel caso di una più elevata articolazione della struttura aziendale, un Ufficio svolgente compiti di «ricerca e sviluppo». Si ritiene che, sotto l’aspetto informativo, ogni area si caratterizza per l’elevato grado d’interazione fra le funzioni interne e un limitato numero di scambi informativi (così Tagliavini, Ravarini, Sciuto).

Struttura Divisionale. Si ha una maggiore frammentazione organizzativa che vende al massimo livello della struttura aziendale una «direzione», avente la precipua funzione di coordinare le sottoposte «divisioni» sul cui stesso livello possono operare due nuclei, uno «amministrativo e di controllo», l’altro competente in materia di «sistemi informativi». Il numero delle «divisioni» è stretta dipendenza dalla dimensione del business, e quindi, a titolo esemplificativo, si possono avere  divisioni che si occupano della ricerca e sviluppo, degli acquisti, della produzione, della vendita.

Struttura a matrice. E’ la struttura che meglio si adatta alle imprese di media e grande dimensione, la cui attività è diretta alla realizzazione di una pluralità di progetti complessi, affidati ciascuno alla responsabilità di un dirigente. In essa struttura confluiscono, pertanto, sia gli elementi della struttura funzionale sia quelli della struttura direzionale. In dettaglio: al vertice si colloca una «direzione generale» dalla quale possono dipendere, in senso orizzontale, più direzioni (acquisti, produzione, vendite, personale, ricerca e sviluppo), ciascuna con specializzazione per acquisti, produzione e vendita del prodotto che possiamo denominare A), B), C), ecc, ecc. Dall’esposizione schematica che precede si evince che il potere decisionale delle varie direzione è limitato alla funzione che il singolo direttore deve condividere con i direttori dei diversi prodotti (vedi Fontana). L’ultima utile annotazione riguarda i «meccanismi operativi», su cui la ricerca economica si è soffermata (sul punto Grandori, Coraglia, Serena). Essi rappresentano, in breve sintesi, i sistemi che regolano e coordinano l’attività svolta dalle varie parti che compongono l’organizzazione aziendale, che attengono alle politiche, procedure, norme e regolamenti, nonché le relazioni che intercorrano tra uffici e aree aziendali.

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([1]) – Secondo gli ultimi dati disponibili, attinti dal Rapporto Cerved 2016, in Italia soddisfano i requisiti di Pmi 136.114 società, tra le quali 112.378 aziende rientrano nella definizione di «piccola impresa» e 23.736 in quella di «media impresa». Essa occupano 3, 8 milioni di dipendenti, di cui oltre 2 milioni lavorano in aziende piccole.  Le Pmi producono ricavi pari a € 852 miliari, in valore aggiunto di € 196 miliardi (pari al 12% del Pil) e hanno contrato debiti finanziari per € 240 miliardi. Rispetto al complesso delle società non finanziarie, pesano per il 37% in termini di fatturato, per il 41% in termini valore aggiunto, per il 29% in termini di debiti finanziari.A livello europeo, le Pmi sono il 99,8%  delle imprese (il 91,2% è costituito da micro imprese), Il loro contributo è poi determinante per la crescita occupazionale: 75  milione di europei lavorano presso le PMI, e il 55% della ricchezza dell’Unione europea dipende  da loro.

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BibliografiaBocchini EIntroduzione al diritto commerciale delle  new economy, Padova, 2001;Bonazzi G., Storia del pensiero organizzativo, Milano, 2008; Coraglia S. Garena G., Complessità organizzazione sistema, Milano, 2008; Fontana F., Il sistema organizzativo aziendale, Milano, 2003; Grandori AL’organizzazione delle attività economiche, Bologna, 1995; Loffredo E.,Imprenditore, in Diritto - Enciclopedia giuridica, vol. 7, Milano 2007; Tagliavini M. Ravarini A. Sciuto D., Sistemi per la gestione dell’informazione, Milano, 2003.

 

 

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