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SCRITTI DI DIRITTO ED ECONOMIA AZIENDALE

PARTE SECONDA

LA STRUTTURA OPERATIVA DELL’IMPRESA –

SEZIONE II -  ASPETTI FISIOLOGICI E PATOLOGICI DELL’IMPRESA

Capitolo Primo – La fisiologia dell’impresa: caratteri introduttivi

di Pietro Fulciniti

 

Sommario: Premessa.– 1 Struttura logica, fisica, ampliata. – Introduzione alla fisiologia dell’impresa: la questione etica.

Premessa – Se l’impresapossiede le caratteristiche o funzioni dell’organismo vivente, con una sua biologia e cicli o fasi vitali, dunque in essa si manifestano condizioni fisiologiche e patologiche che vanno attentamente studiate. E’utile, prima d’inoltrarci nell’analisi delle predette condizioni, ripartire dalla struttura dell’impresa. Essa racchiude un insieme di elementi cui, singolarmente, vengono assegnati «ruoli organizzativi», predeterminati all’interno dell’azienda; «attività», che a seconda della specializzazione «orizzontale» o «verticale» dà luogo a una pluralità di «posizioni»,  quali il «lavoro operativo» (ritenuto ad alta specializzazione orizzontale e verticale), il «lavoro di supervisione» (a bassa specializzazione orizzontale e ad alta specializzazione verticale), il «lavoro professionale» (caratterizzato dall’alta specializzazione orizzontale e dalla bassa specializzazione verticale), il «lavoro direttivo» (classificato a bassa specializzazione orizzontale e verticale); «compiti» traducibili in mansioni, che l’art. 2095 c. c. suddivide in dirigenti, quadri, impiegati e operai (per approfondire le tematiche sopra accennate, cfr. Brusa; Cuneo; Daft; Jones; Mintzberg; Perrone) Lo svolgimento dei ruoli, attività e compiti, avviene nel rispetto di vincoli e regole che rendono possibile il raggiungimento di una comune finalità.

1 . Struttura logica, fisica, ampliata – La genesi dell’impresa risiede nell’idea di colui che l’ha concepita, ossia l’imprenditore. Egli individua i connotati distintivi che la sua «creatura» deve assumere, generalmente indicati come «bisogni» altrui da soddisfare; «prodotti», che possono essere beni di largo consumo, di qualità o specializzati, oppure servizi (1); «tecnologie»  impiegate per produrrei i beni o i servizi; «mercati» in cui collocare la produzione (2); «canali distributivi» dei prodotti o servizi medesimi. L’idea imprenditoria, è definita dal Normann come«businessidea»(3).

L’ide che si sviluppa – tenendo conto della «teoria biologica dell’olismo» (4), la quale afferma che l’organismo deve essere studiato nella sua totale organizzazione e non in quanto semplice somma di parti - viene rappresentata plasticamente nel grafico detto, appunto, «olico». Si ha lo «schema organizzativo di massima», come base del «patrimonio conoscitivo», «lungimiranza del decisorio», «caratteristiche di contesto» (così Renzi).

Nello sviluppo successivo, cioè passando dallo stadio «astratto» a quello che man mano diventa «concreto», la rappresentazione offre l’idea di «struttura logica», intesa come un insieme di «componenti logiche» in relazioni tra di esse,  aventi la capacità di svolgere una o più attività all’interno di un determinato processo: ne sono esempi l’ufficio acquisti e l’ufficio vendite. Secondo Golinelli-Gatti, in tale passaggio - ritenuto indispensabile - sorgono degli interrogativi, quali: «chi fa che cosa?» e «in che modo e quando»?». Altre componenti logiche, benché non aventi l’attitudine di svolgere direttamente attività riferibili ai processi, hanno, tuttavia, un ruolo di coordinamento e di integrazione e funzioni di supporto, i cui esempi sono l’ufficio del personale e il reparto manutenzione.

La «struttura fisica» è qualificata, analogamente a quella logica, come un insieme di «componenti fisiche» legati tra di loro. Esse si dividono in tre categorie:

a) componenti fisiche aventi carattere umano: si possono sintetizzare con «il saper fare» e «il saper essere» richiesto a ciascuna risorsa umana, le cui caratteristiche sono il profilo professionale assegnato dall’imprenditore al collaboratore anche con riferimento al titolo di studio posseduto, all’esperienza maturata, ai tratti della personalità: il riferimento è limitato al T. M. T. (top  management team) presente nelle medie e grandi imprese, la cui prestazione è definita performance;

b) componenti fisiche con carattere finanziario: il riferimento esplicito è alle risorse finanziarie che l’impresa impiega nello svolgimento dei processi produttivi definiti nello «schema organizzativo di massima»;

c) componenti fisiche a carattere tecnico: vi rientrano i mezzi strumentali «materiali» (impianti, macchinari, ecc.) e «immateriali» (brevetti, marchi, ecc) visti nella loro singolarità o aggregazione.

Se le due strutture (logica e fisica), fin qui prese in considerazione, seguono, nel grafico «olico», lo «schema organizzativo di massima», la «struttura ampliata» ci offre, invece, la rappresentazione dello «schema organizzativo definito» e, nella sua concretezza, «la mappa di possibili relazioni e potenziali interazioni interne/esterne» (così Bassano), chiedendosi, l’organo di governo dell’impresa, con chi, appunto, relazionarsi (altre organizzazioni imprenditoriali, istituzioni, ecc.).

Schema organizzativo di massima e schema organizzativo definito sono i due momenti caratterizzanti il percorso che partendo dall’«idea imprenditoriale» ha coma traguardo il «sistema impresa». Nel tragitto incontriamo la struttura logica, fisica e ampliata, si ha, pertanto, l’abbandono della visione interna d’impresa e il transito verso quella esterna.

2. Introduzione alla fisiologia dell’impresa: la questione etica – Il sistema impresa nasce e si sviluppa in contesti storici ben precisi. Da ciò deriva che ogni singola impresa risente dell’economia più o meno aperta nella quale essa produce beni o servizi. Il contesto, dunque, ne condiziona l’esistenza, lo stato di salute, in un certo senso il suo equilibrio etico. Sul punto vi sono opinioni divergenti. Si ritiene (Vitale) che l’impresa, il cui fine è quello di produrre profitto fine a se stesso, è destinata a entrare in crisi e a manifestare «un basso livello di sopravvivenza». Essa, invece, manifesterebbe lo stato di salute quando si rivela come «organizzazione di lavoro, una società di uomini e di beni, riuniti intorno ad un progetto legittimo, dove…il sistema stimola tutti i protagonisti a perseguire, collettivamente, determinati obiettivi» (5). Altra tesi è quella del Ianneo, che ritiene un’astrazione l’etica con valore  universale che uniformi i comportamenti delle aziende, prescindendo dal contesto in cui operano, etichettandola come sovra-storica fondata su «… astratti teoremi morali», il cui risultato è stato quello di produrre « un divorzio dalle ragioni della vita, che, in realtà, sono sempre contestuali e contingenti». Il Porter afferma che taluni gruppi organizzati (quali i governi e gli attivisti varii) e i massa media (che hanno un impatto sulla sull’opinione pubblica) attribuiscono alle imprese «la responsabilità delle conseguenze sociali della loro attività, con gli effetti negativi che da tali atteggiamenti derivano». L’autore poi ritiene che la CSR (Corporate Social Responsability) «sia diventata una priorità ineludibile per i leader aziendali di tutto il mondo» (6). La CSR, infatti, è considerata, a livello di Unione europea, strumento strategico per realizzare coesione e modernizzazione. Le sue finalità, che nel rispetto della legge, è l’individuazione di pratiche e comportamenti che l’impresa adotta su base volontaria, spinta dalla convinzione di ottenere risultati che arrechino benefici e vantaggi non solo per se stessa ma anche per il contesto in cui opera. La politica aziendale, pertanto, deve conciliare gli obiettivi  economici con quelli sociali e ambientali del territorio. E’, in sostanza, la funzione sociale che deve assumere  l’iniziativa economica, secondo lo spirito il dettato dell’art. 41 delle nostra Costituzione.

La questione etica nell’impresa - dopo la breve esposizione che precede e il confronto fra le varie tesi sostenute -  possiamo affermare che ha profonde radici nel pensiero economico. «Profitto ed etica», «etica ed economia» furono alla base dello sviluppo dell’economia di mercato, la cui teorizzazione risale al XVIII secolo, originando l’istituzione dell’impresa moderna. Da Adam Smith, che nella sua opera The Theory of the Moral Sentiments, pubblicata 1759, non riteneva necessario che le decisioni aziendale fossero improntate alla condotta etica del management (7); a Theodor Levitt, che in The Dangers of Social Responsability», pubblicata inHarvard Business Review nel 1958, negava all’impresa responsabilità in campo ambientale, sociale, ecc., sostenendo, inoltre, che siffatta tesi era destinata a non «affermarsi come nuovo paradigma d’impresa», in un sistema fondato sulla netta distinzioni di queste responsabilità, ricordando, infine, che «il welfare e la società non sono un business delle aziende», riconoscendo a questa, come business, quello  di fare soldi; e ancora al Premio Nobel per l’economia nel 1979 Milton Friedman, che nel suo saggio «The Social Responsibility of Business is to increase ints profits», pubblicato nel 1970, insegnava che il management ha l’obbligo di «usare le sue risorse e dedicarsi ad attività volte ad aumentare i profitti».

In tutti e tre gli economisti testé citati vi è la propensione a sminuire il valore etico dell’impresa. Idealmente, per concludere, il tipo d’impresa può essere accettato, senza tuttavia misurarne, nella realtà, lo stato di salute con il metro della sua eticità che non afferisce, necessariamente – a nostro avviso - alla fisiologia dell’organismo vivente, come avremo modo di spiegare nel prossimo Capitolo.

 

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1 -  Ricordiamo i due concetti fondamentali della produzione di beni o servizi: l’imput, che attiva, appunto, la produzione; l’autput  che indica il risultato dell’impresa, ossia i prodotti, e che ha un impatto sull’ambiente in cui l’impresa opera.

2 - Si dice «quota di mercato» quella che l’impresa conquista con i propri prodotti. Si calcola la fetta di mercato facendo il rapporto tra fatturato dell’impresa X e il fatturato totale di tutte le imprese concorrenti. Supponiamo che l’impresa X possegga una maggiore quota di mercato rispetto alle imprese concorrenti; in tal caso essa è in vantaggio competitivo e quindi viene indicata come impresa leader, o follower nel caso occupi il secondo posto nella quota di mercato. In pratica si possono avere una pluralità di leader , ciò avviene quando vengono calcolate tutte le quote di mercato, se ne fa una media e si considerano leader tutte quelle imprese che posseggono la quota superiore alla media.

3]Normann R., definisce la Business idea come«Un sistema di coerenze che consentono all’impresa di dominare una nicchia di mercato e di sviluppare azioni concrete», paragonandola, inoltre, a «….un pezzo di macchinario complesso e ben lubrificato, dove tutte le parti si inseriscono perfettamente  l’una  nell’altra apportando il loro contributo al tutto».

4-  Deriva dal greco όλος, («totalità»).

5]- L’elencazione  degli obiettivi contiene la produttività e l’innovazione al servizio dei beni e servizi legittimi ed utili; la realizzazione di un surplus nell’ambito di rigorosi obiettivi di economicità; la sopravvivenza dell’impresa nel tempo; la valorizzazione e la crescita dei talenti delle persone; la progressione, in ambito aziendale, per meriti e non per altri fattori; il farsi carico, entro determinati limiti, dei problemi generali dello sviluppo della comunità.

6 - Per un atteggiamento critico si rinvia al saggio del Cavalieri cit. in Bibliografia.

7 - Reputava, l’economista scozzese, che il problema dell’etica non fosse una condizione esclusiva dell’impresa, ma che dovesse riguardare tutta la collettività, quindi anche gli «uomini business».

 

 

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Bibliografia: Bassano C., Verso la qualificazione di impresa sistema vitale (parte III), Corso di Economia e Gestione dell’impresa. Lezioni anno accademico, 2005-2006; Brusa L., Dentro l’azienda. Organizzazione e management, Milano, 2004; Cavalieri E, Etica e responsabilità sociale nelle imprese, Symphonya. Emerging Issues, in Management, p. 36; Cuneo G., Il successo degli altri, Milano, 1997; Daft R. L., Organizzazione aziendale, IV edizione, Milano, 2010;  Friedman M., The Social Responsability of Business is to increase its profits, New York Times Magazine, 13 settembre 1970, pp. 141-3; Ianneo F., La questione dei valori tra filosofia e biologia, in AA.VV., Polis ed Ethos, Edizioni Roma, 2000; Jones G. R., Organizzazione. Teoria, progettazione, cambiamento, Milano, 2007; Levitt T., The Dangers of Social Responsability, Harvard Business Review, settembre-ottobre 1958, pp. 41-50; Mintzberg H., La progettazione dell’organizzazione aziendale, Bologna, 1996; Perrone F., Anomalia del comportamento organizzativo, Milano, 2012;  Porter M. E. – Kramer M. R., Strategia e società. Il punto d’incontro tra il vantaggio competitivo e la Corporate Social Responsibility, Harvard Business Review Italia, n. ½, 2007, p. 5; Renzi A., Economia e gestione dell’impresa (Lezioni, parte III), anno accademico 2013-2014; Vallini C., Fondamenti di governo di direzione d’impresa, Torino, 1990; Vitale M., Lezioni, pubblicate sul suo blog web.

 

 


 

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[1] -  Ricordiamo i due concetti fondamentali della produzione di beni o servizi: l’imput, che attiva, appunto, la produzione; l’autput  che indica il risultato dell’impresa, ossia i prodotti, e che ha un impatto sull’ambiente in cui l’impresa opera.

2 - Si dice «quota di mercato» quella che l’impresa conquista con i propri prodotti. Si calcola la fetta di mercato facendo il rapporto tra fatturato dell’impresa X e il fatturato totale di tutte le imprese concorrenti. Supponiamo che l’impresa X possegga una maggiore quota di mercato rispetto alle imprese concorrenti; in tal caso essa è in vantaggio competitivo e quindi viene indicata come impresa leader, o follower nel caso occupi il secondo posto nella quota di mercato. In pratica si possono avere una pluralità di leader , ciò avviene quando vengono calcolate tutte le quote di mercato, se ne fa una media e si considerano leader tutte quelle imprese che posseggono la quota superiore alla media.

 

 

[3] - Normann R., definisce la Business idea come«Un sistema di coerenze che consentono all’impresa di dominare una nicchia di mercato e di sviluppare azioni concrete», paragonandola, inoltre, a «….un pezzo di macchinario complesso e ben lubrificato, dove tutte le parti si inseriscono perfettamente  l’una  nell’altra apportando il loro contributo al tutto».

 

[4] -  Deriva dal greco όλος, («totalità»).

[5] - L’elencazione  degli obiettivi contiene la produttività e l’innovazione al servizio dei beni e servizi legittimi ed utili; la realizzazione di un surplus nell’ambito di rigorosi obiettivi di economicità; la sopravvivenza dell’impresa nel tempo; la valorizzazione e la crescita dei talenti delle persone; la progressione, in ambito aziendale, per meriti e non per altri fattori; il farsi carico, entro determinati limiti, dei problemi generali dello sviluppo della comunità.

[6] - Per un atteggiamento critico si rinvia al saggio del Cavalieri cit. in Bibliografia.

[7] - Reputava, l’economista scozzese, che il problema dell’etica non fosse una condizione esclusiva dell’impresa, ma che dovesse riguardare tutta la collettività, quindi anche gli «uomini business».

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