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SCRITTI DI DIRITTO ED ECONOMIA AZIENDALE

PARTE SECONDA

LA STRUTTURA OPERATIVA DELL’IMPRESA –

SEZIONE II -  ASPETTI FISIOLOGICI E PATOLOGICI DELL’IMPRESA

Capitolo Terzo  – Le patologie dell’impresa: Aspetti generali

di Pietro Fulciniti

Sommario: Premessa – 1. Salute e malattia a confronto– 2. Il manifestarsi del declino dell’impresa – 3. La crisi dell’impresa come evento patologico reversibile e irreversibile.

 

Premessa - Studiando l’impresa come organismo vivente ci si accorge che condizione necessaria affinché essa possa vivere in funzione dello scopo per il quale è nata (produzione e/o scambio di beni o servizi) sia il possesso di un apprezzabile stato di salute (vedi il capitolo Secondo). Ma, proprio perché anche per l’impresa vale la natura biologica degli esseri viventi, e probabile che, nel corso della sua esistenza, possa ammalarsi. In questo Capitolo ne analizziamo il confronto concettuale.

1. Salute e malattia a confronto – I due concetti sono di natura biologica e afferiscono allo status in cui vivono gli essere appartenenti al regno vegetale ed animale, compreso l’uomo; quello che però qui dobbiamo appurare è in che misura essi possano applicarsi all’impresa. La teoria che si occupa della salute è la «biostatistica», riconducibile all’americano Boorse. Egli sostiene che lo scopo della teoria biostatistica della malattia (TBS) è quello di analizzare la distinzione tra normalità e patologia. Se la salute è – per la «teoria naturalistica» - l’assenza di malattie, e questa costituisce una menomazione della capacità funzionale normale, è lecito sostenere che essa possa applicarsi anche all’impresa malata, priva di quella capacità di produrre beni o servizi. L’altra teoria è l’«olistica» ([1]), e ne sono massimi esponenti lo svedese Nordenfelt e il tedesco Gadamer. Nella speculazione di entrambi c’è il «rifiuto del riduzionismo biostatistico»; la diversità consiste che il primo autore è legato alla «cultura analitica», mentre il secondo a quella «continentale». Nordenfelt afferma che «Quando noi decidiamo di fare qualcosa o di perseguire qualcosa, automaticamente intendiamo cogliere uno scopo, che non è scopo soltanto di un organo particolare ma dell’essere umano nella sua interezza» ([2]). Gadamer, da parte sua, afferma che «la salute non è precisamente un sentirsi, è un esserci, un essere nel mondo, un essere insieme agli altri uomini ed essere occupati attivamente e gioiosamente dai compiti particolari della vita» ([3]).

Le affermazioni di cui sopra possono - mutatis mutandis - applicarsi anche all’impresa: anche questa è nata dalla decisione di fare qualcosa (produrre o scambiare) e perseguire qualcosa (il profitto), il cui raggiungimento non soddisfa il singolo organo che la compone (esempio: amministratore delegato), ma l’impresa nella sua interezza. Anche il Gadamer offre qualche spunto per una riflessione sulla necessità che l’impresa abbia la salute che le consente di restare nel mondo della produzione insieme ad altre imprese in continua competizione.

2. Il manifestarsi del declino dell’impresa – Il corollario è che, se nel regno del quale facciamo parte agisce la forza vitale che permette al corpo di un animale e a quello dell’uomo (animale anch’esso ma razionale) di possedere energie fisiche, chimiche, ecc., anche nell’impresa sono presenti delle energie o risorse che la scienza indaga e definisce economiche. La salute, in genere - secondo il nostro punto vista -  può essere considerata come condizione che concede al corpo un funzionamento senza che via sia - a differenza della macchina -  alcun intervento esterno. Come requisito naturale (lato sensu) della vita, questa diventa la qualità intrinseca dell’esistenza. Parafrasando un concetto condivisibile ([4]), possiamo affermare che la salute è lo stato di base attraverso il quale la vita (in generale) esprime il proprio potenziale; sicché tale modo di essere viene raggiunto allorquando si osservano «determinate leggi» (nel caso dell’impresa - oggetto della nostra indagine – tali leggi sono quelle economiche) ([5]) e «taluni principi» (esempi: principio del libero mercato, della pianificazione, ecc.).

I sintomi evidenti del decadimento della vitalità dell’impresa assume i caratteri della crisi, la quale si viene a configurare come grave difficoltà che non le consente di operare in condizioni di equilibrio economico-finanziario. Il segnale dello stato di crisi si manifesta, generalmente, come incapacità patrimoniale dell’impresa di soddisfare le proprie obbligazioni o i propri debiti (si parla, in tal caso, di default), le cui prospettive possono assumere la forma del ripristino della situazione di economicità oppure quella della cessazione dell’attività dell’impresa per volontà dell’imprenditore o per necessità che ne determina il fallimento ([6]) o altra procedura concorsuale ([7]), secondo la gravità della crisi palesata dall’impresa ([8]). La crisi, insomma, si annuncia come «patologia aziendale», che assume il nome di «declino» e che si collega – come scrive il Palombi - «alle continue perdite economiche come l’incapacità di generare flussi reddituali prospettici, alla sistematica impossibilità di assolvere puntualmente alle obbligazioni, al manifestarsi di fenomeni di permanente dissesto finanziario, ma soprattutto all’elevarsi delle condizioni di rischiosità ([9]).  all’interno della gestione dei processi aziendali in assenza di opportuni interventi di risanamento» ([10]).

3. La crisi dell’impresa come evento patologico reversibile e irreversibile – La crisi - che può accompagnare l’impresa nel corso della sua vita ([11]) stricto sensu - è studiata sotto due aspetti: sotto il primo, è considerata come «crisi finanziaria» quando l’impresa non sia in grado di adempiere alle proprie obbligazioni, ossia quando mancano le condizioni di liquidità e di credito imprescindibili per assolvere puntualmente e con mezzi normali gli impegni assunti nei confronti di terzi ([12]); sotto il secondo, la crisi mette in evidenza l’instabile redditività che determina «rovinose perdite economiche e di valore del capitale, con conseguenti dissesti nei flussi finanziari, perdita della capacità di ottenere finanziamenti creditizi per un crollo di fiducia da parte della comunità finanziaria, ma anche da parte dei clienti e fornitori, innescando così, un pericoloso circolo vizioso» ([13]). La reversibilità della crisi può riflettersi – nel tempo necessario a creare le condizioni per il suo risanamento, ricorrendo anche ad operazioni straordinarie ([14]) - sulla produttività dell’impresa; l’irreversibilità, che presuppone l’insolvenza dell’impresa stessa,  invece la spinge fatalmente verso il fallimento (art. 5 L. F.).

Per altri aspetti, l’evento patologico, incidendo su una pluralità d’interessi che sono connessi all’attività dell’impresa, può causare allarme sociale quando essi vengono minacciati dalla crisi,  la quale viene indicata come « il risultato di un particolare intreccio di condizioni esterne e di fattori interni» ([15]). I soggetti coinvolti nella crisi sono individuati, anzitutto, nei creditori dell’imprenditore, che rischiano il mancato soddisfo di quanto loro dovuto. Poi subiscono un pregiudizio dalla crisi i lavoratori dell’impresa, collocati in Cassa integrazione se non, addirittura, licenziati. Infine non è escluso che le dimensioni dell’impresa e le sue ampie relazioni possano travolgere altre imprese. «In tal modo – annota Piseddu - «a risentirne, è l’intero sistema economico di un determinato ambito di riferimento, in quanto la crisi di un’impresa può dar luogo a crisi aziendali a catena che pregiudicano la stabilità dell’intero ambito economico» ([16]).

A conclusione del presente capitolo, e rinviando al successivo dove tratteremo degli aspetti particolari, della crisi dell’impresa, possiamo aggiungere – riepilogando quanto precede - che le patologie che la riguardano, possono determinare, a seconda della gravità, la «vita», se la «cura» somministrata è efficace, ovvero la «morte» dell’impresa stessa.

 

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(1) - Il termine «olismo» deriva dal greco όλος,cioè  tutto, intero, totale. Il termine, insieme all’aggettivo «olistico» è stato creato negli anni venti dal politico e filosofo sudafricano Jan Christiaan Smuts.

(2) – Cfr. Nordenfelt L. La natura della salute. L’approccio della Teoria dell’azione (trad.), Milano, 2003, p. 248;

(3) – Gadamer H. G., Dove si nasconde la salute, Milano 1994, p. 122.

(4) – Cfr. Damilano Bo N. – Bo G., Salute Naturale, Milano, 2008, p. 10

(5)  - Per legge economica si intende la relazione tra fenomeni economici. Essa regola il manifestarsi di un determinato fenomeno in relazione ad un altro fenomeno, uno dei quali si pone come causa e l’altro come effetto. Tale scienza studia la gestione delle scarse risorse; esamina le forme assunte dalla condotta dell’uomo nella gestione di tali risorse, « L'economia è la scienza della gestione delle risorse scarse; analizza le modalità secondo le quali un singolo o un gruppo d’individui destinano mezzi limitati alla soddisfazione di bisogni molteplici ed illimitati. 

([6]) – Att. 5-159 L. F. Secondo l’art. 1 della L. F.  sonosoggetti alle disposizioni sul fallimento e sul concordato gli imprenditori ch esercitano un’attività commerciale, esclusi gli enti pubblici.

(7) – Le altre procedure concorsuali sono, oltre al concordato preventivo (artt. 160-186bis), l’amministrazione controllata (artt. 187-193 L. F.) la liquidazione coatta amministrativa (artt. 194-215).

(8) - Sotto il profilo giuridico, il d. leg. 9 gennaio 2006, n. 5, e succ. modificazioni, offre alle imprese la possibilità di fruire di tre strumenti organizzativi tra loro alternativi:

a) il concordato preventivo, che trova disciplina nell’art. 160 l. f.: consiste in un procedimento davanti al giudice e  prevede l’accordo tra l’imprenditore che versa in stato di difficoltà economia-finanziaria  e i suoi creditori, obbligandosi di pagare i propri debiti sulla base di un piano che prevede il soddisfacimento dei crediti;

b) il piano attestato di risanamento, che abbia l’idoneità per risanare l’esposizione debitorie dell’impresa ed assicurare il riequilibrio della sua situazione finanziaria (art. 67, terzo comma, lettera d) della L. F.);  

c) l’accordo di ristrutturazione dei debiti previsto dall’art. 182 bis L. F. atto a soddisfare i creditori rappresentanti almeno il sessanta per cento dei crediti.

Amplius in Concas A.La crisi dell’impresa, in  Diritto &DirittiDiritto. It, 2017,  pp. 1-10; Mancinelli S., La rivisitazione del piano di risanamento, in Il Caso 13 settembre 2016;

(9)–Su tema, cfr  Rija M., Economia Aziendale . I fondamenti della disciplina a cura di Fabbrini G. Montrone  A.

(10) – Così Palombi E., La crisi dell’impresa e le sue fasi. Analisi dei diversi stadi delle patologie aziendali, in Academia edu (sito web), ottobre-dicembre 2014, p. 59

(11) – C’è chi considera la crisi come fase fisiologica della vita stessa dell’impresa: cfr. Morandini  G., Intervento al Convegno  «Dalla riforma della crisi alla crisi della riforma», Milano, 11 maggio 2017. Tale fenomeno – a nostro avviso – può rientrare nei limiti fisiologici quando non sia così grave da impedire il risanamento aziendale e quindi la ripresa dei processi produttivi. Oltre tali limiti la crisi assume i caratteri della patologia che ne determinano l’uscita dal mercato.

(12) -  Cfr. Zito M., Fisiologia e patologia delle crisi di impresa,  Milano, 1999. Secondo la Cassazione penale non scatta la condanna in caso di mancato versamento dell’i. v. a. conseguente alla crisi di liquidità dell’imprenditore, a lui non imputabile (sent. 9 settembre 2014, n. 37301; ib. 3 aprile 2014, n. 15176; ib. 4 febbraio 2014, n. 5467.

(13) – Così Guatri L. Turnaround: declino, crisi e ritorno di valore, Milano, 1995.

(14) – Si ha crisi dell’impresa quando si verifica uno scarto tra il risultato economico-finanziario da essa effettivamente prodotto e quello programmato o desiderato. Se tale differenziale tende ad ampliarsi con il passare del tempo, allora l’impresa può ricorrere ad una o più operazioni, volte al rilancio della produzione: accordo con più imprese (joint-venture), vendita o affitto dell’azienda o di un ramo di questa.

(15) - Gli indicatori fondamentali del declino di un’impresa sono sostanzialmente tre: a) Caduta della capacità reddituale: l’impresa non produce profitto, anche se aumenta il fatturato (ad es. vendita sottocosto). b) Squilibrio dei flussi finanziari. c) Perdita di vantaggio competitivo. Vedi Piseddu A. (a cura di), Crisi della società e strumenti di risanamento  nell’evoluzione normativa, in Master in Consulente legale d’impresa – Prospettive nazionali e internazionali, LUISS – Business School, p. 3.

(16) – Piseddu A., op. cit., p. 3.

 

 

 

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BIBLIOGRAFIA: Boorse C, Che cos’è la malattia? (eds.), in Humana Press. New Jersey, 1977, pp.1-134; Concas A.La crisi dell’impresa, in Diritto &Diritti – Diritto. It, 2017,  pp. 1-10;Damilano Bo N. – Bo G.,Salute Naturale, Milano, 2008; Gadamer H. G., Dove si nasconde la salute, Milano 1994; Guatri L, Crisi e risanamento delle imprese, Milano, 1986;Gualtri L. Turnaround: declino, crisi e ritorno di valore, Milano, 1995; Nordenfelt L. Lanatura della salute. L’approccio della Teoria dell’azione (trad.), Milano, 2003; Mancinelli S., La rivisitazione del piano di risanamento, in Il Caso 13 settembre 2016;  Morandini  G., Dalla riforma della crisi alla crisi della riforma, intervento al Convegno tenutosi a Milano l’11 maggio 2017;Palombi E., La crisi dell’impresa e le sue fasi. Analisi dei diversi stadi  delle patologie aziendali, in Academia edu (sito web), ottobre-dicembre 2014, p. 59; Piseddu A., (a cura di), Crisi della società e strumenti di risanamento  nell’evoluzione normativa, in Master in Consulente legale d’impresa – Prospettive nazionali e internazionali, LUISS – Business School, p3; Zito M, Fisiologia e patologia delle crisi di impresa,  Milano, 1999.

 

 

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[1] -  Ricordiamo i due concetti fondamentali della produzione di beni o servizi: l’imput, che attiva, appunto, la produzione; l’autput  che indica il risultato dell’impresa, ossia i prodotti, e che ha un impatto sull’ambiente in cui l’impresa opera.

2 - Si dice «quota di mercato» quella che l’impresa conquista con i propri prodotti. Si calcola la fetta di mercato facendo il rapporto tra fatturato dell’impresa X e il fatturato totale di tutte le imprese concorrenti. Supponiamo che l’impresa X possegga una maggiore quota di mercato rispetto alle imprese concorrenti; in tal caso essa è in vantaggio competitivo e quindi viene indicata come impresa leader, o follower nel caso occupi il secondo posto nella quota di mercato. In pratica si possono avere una pluralità di leader , ciò avviene quando vengono calcolate tutte le quote di mercato, se ne fa una media e si considerano leader tutte quelle imprese che posseggono la quota superiore alla media.

 

 

[3] - Normann R., definisce la Business idea come«Un sistema di coerenze che consentono all’impresa di dominare una nicchia di mercato e di sviluppare azioni concrete», paragonandola, inoltre, a «….un pezzo di macchinario complesso e ben lubrificato, dove tutte le parti si inseriscono perfettamente  l’una  nell’altra apportando il loro contributo al tutto».

 

[4] -  Deriva dal greco όλος, («totalità»).

[5] - L’elencazione  degli obiettivi contiene la produttività e l’innovazione al servizio dei beni e servizi legittimi ed utili; la realizzazione di un surplus nell’ambito di rigorosi obiettivi di economicità; la sopravvivenza dell’impresa nel tempo; la valorizzazione e la crescita dei talenti delle persone; la progressione, in ambito aziendale, per meriti e non per altri fattori; il farsi carico, entro determinati limiti, dei problemi generali dello sviluppo della comunità.

[6] - Per un atteggiamento critico si rinvia al saggio del Cavalieri cit. in Bibliografia.

[7] - Reputava, l’economista scozzese, che il problema dell’etica non fosse una condizione esclusiva dell’impresa, ma che dovesse riguardare tutta la collettività, quindi anche gli «uomini business».

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